ARTICOLO - La salvaguardia delle opere d’arte in Italia nella Prima guerra mondiale: la stima dei danni e il recupero dei beni sottratti

Articolo - Roma

Con la fine dei combattimenti e della guerra, per le autorità civili e politiche arriva il momento di fare un bilancio di quelli che sono stati i danni inflitti al patrimonio culturale italiano durante il conflitto dalle forze austro-tedesche.

 

Come prima iniziativa, il 15 novembre 1918, a pochi giorni di distanza dall’Armistizio di Villa Giusti, il Presidente del Consiglio Vittorio Emanuele Orlando istituisce la “Commissione d'inchiesta sulle violazioni di diritto delle genti e delle norme di guerra e sul trattamento dei prigionieri di guerra” per accertare, tra le varie cose, i reati di confisca, saccheggio e furto commessi dalle truppe nemiche nell’anno di occupazione militare in territorio italiano.

 

Contemporaneamente, nelle città interessate durante la guerra dalle attività di messa in sicurezza del patrimonio artistico e culturale, si procede con le operazioni di rimozione di tutte le strutture allestite per proteggere i monumenti dai bombardamenti aerei.
Tra le città coinvolte ci sono Venezia e Padova, dove le diverse operazioni, tra cui il ricollocamento dei cavalli bronzei sulla facciata della Basilica di San Marco e sul basamento in piazza del Santo, sono immortalate da fotografie conservate nel Fondo Ferdinando Forlati.

 

Tra le personalità impegnate a gestire l’organizzazione della movimentazione di tutte le opere d’arte, che vengono spostate dai luoghi di rifugio di Firenze, Pisa e Roma verso le rispettive sedi di appartenenza, vi è ancora una volta Gino Fogolari; il Direttore e Soprintendente delle Regie Gallerie di Venezia riceve in quei mesi, come attestazione del buon lavoro svolto a partire dalla primavera del 1914, la lettera di ringraziamento del Principe Alberto Giovanelli per “le cure prodigate alla difesa dai pericoli della guerra delle opere d'arte” della sua raccolta privata di dodici quadri.

 

Alle azioni svolte sul territorio nazionale si va ad aggiungere un’intensa attività politica e diplomatica; subito dopo la vittoria della guerra, il Comando Supremo italiano invia, infatti, a Vienna il generale Roberto Segre come capo della Missione militare italiana per l'armistizio. Questa missione, che arriverà a contare centinaia di membri tra ufficiali e altri esperti, come per esempio lo storico dell’arte Giorgio Nicodemi, ha il compito di esigere il rispetto da parte dell’Austria delle clausole dell'armistizio del 4 novembre 1918, inclusa la restituzione dei prigionieri e la riconsegna delle opere d'arte italiane. Segre tenderà ad agire mantenendo una certa autonomia dal Comando Supremo e cercando di tutelare quelli, che a suo modo di vedere, sono gli interessi italiani.

 

Per supportare il lavoro della Missione viene creata, nel gennaio 1919, una “Sotto commissione per il recupero di oggetti di importanza artistica e storica” formata dal Tenente Paolo D'Ancona, da Gino Fogolari e dal Direttore della Biblioteca Marciana di Venezia Giulio Coggiola. La Sotto commissione inizia i suoi lavori a Vienna il 19 gennaio 1919, ponendo come obiettivo il recupero di oggetti appartenenti a Enti pubblici e di proprietà privata asportati dagli austriaci nei territori irredenti prima del conflitto e nelle province italiane invase alla fine di ottobre del 1917. Si aggiungono a questi oggetti quelle che vengono considerate delle “restituzioni storiche” e che riguardano le opere d’arte richieste dall’Italia all’Austria già dal trattato siglato dalle due nazioni nel 1866, alla fine della Terza guerra d’indipendenza. In questa lista sono inclusi, infine, gli oggetti richiesti come risarcimento per i danni di guerra subiti.

 

Il 22 gennaio la Commissione invia una nota al Ministero degli Esteri austriaco esigendo l’immediata restituzione delle opere rubate e la collaborazione delle autorità viennesi nelle operazioni di rintracciamento dei beni artistici italiani. Nella cospicua documentazione conservata dall’Archivio Storico del Polo Museale del Veneto si trovano numerosi documenti che consentono di ricostruire il lavoro svolto per alcuni anni dalla Missione militare italiana per l’armistizio che, sostenuta dalla Sotto Commissione, porta avanti questa complessa e doverosa operazione per riappropriarsi del patrimonio culturale nazionale.

 

Vale la pena segnalare una lettera scritta da Gino Fogolari al Direttore Generale delle Antichità e delle Belle Arti Corrado Ricci nel mese di aprile, nella quale si fa riferimento a una stima effettuata pochi giorni prima sul valore artistico dei quadri della Galleria Imperiale di Vienna, scelti dai delegati italiani come possibili compensi di guerra. Nella sua risposta Ricci menziona anche una valutazione, fatta precedentemente, del famoso affresco L'Amor sacro e Amor profano di Tiziano.

 

L’attività delle autorità militari e politiche italiane è frenetica e incessante: le ricerche e le ispezioni quotidiane portano, in quelle settimane, al recupero di beni artistici della provincia di Mantova e di oggetti d’arte della città di Udine depositati al museo di Gorizia, in quest’ultimo sono ritrovati anche venti quadri a olio provenienti dalla villa Craigher di Cividale e dal palazzo Paciani di Udine, acquistati durante la guerra da alcuni soldati austriaci, che però poi non avevano avuto modo di portarli in Austria a causa della ritirata precipitosa dell’esercito.

 

Le attività legate al trasporto in Italia delle opere d’arte recuperate in Austria si protraggono incessantemente per tutto il 1920, il 1921 e il 1922.

Risalente al 1925 è, invece, una lettera indirizzata da Gino Fogolari a Roberto Segre, nella quale il Direttore delle Gallerie di Venezia fornisce un elenco esaustivo degli innumerevoli dipinti italiani recuperati nella città di Vienna in quegli anni. Il documento manoscritto, l’ultimo in ordine cronologico della raccolta dell’Archivio Storico del Polo Museale del Veneto, testimonia l’importanza dell’azione compiuta dalle autorità italiane impegnatesi fino in fondo nell’immediato dopoguerra nel recupero dei beni artistici del Paese.

 

 

Fonti:

 

A. M. Spiazzi, C. Rigoni, M. Pregnolato, La memoria della Prima guerra mondiale. Il patrimonio storico-artistico tra tutela e valorizzazione, Terra Ferma Edizioni, Crocetta del Monteli, 2008.


Sul web:


Reale Commissione d’inchiesta sulle violazioni del diritto delle genti e delle norme di guerra e sul trattamento dei prigionieri di guerra, tipografia della Camera dei Deputati, Roma,1919.

Consultato l’8 novembre 2020.

 

Fine della terza e ultima parte. Questo articolo fa seguito ai precedenti: 


La salvaguardia delle opere d’arte in Italia nella Prima guerra mondiale: protezione dei monumenti durante il conflitto” 
La salvaguardia delle opere d’arte in Italia nella Prima guerra mondiale: le operazioni precedenti l’ingresso in guerra”