ARTICOLO - La cerimonia del Milite ignoto: la scelta della salma e il viaggio da Aquileia a Roma

Articolo - ROMA

La cerimonia del Milite ignoto che ha inizio con le operazioni di esumazione dei resti di undici soldati non identificati, caduti nelle zone più avanzate del fronte italiano, è stata definita dai contemporanei come una delle più grandi manifestazioni patriottiche dell’Italia postunitaria.

Una folta schiera di operatori di ripresa inizia a immortalare, passo dopo passo, le diverse fasi dell’evento commemorativo. Tra questi ci sono anche gli addetti della Federazione Cinematografica Italiana e dell’Unione Fototecnici Cinematografici, i quali realizzeranno il documentario Gloria: apoteosi del soldato ignoto che successivamente verrà proiettato in tutte le principali città italiane e i cui proventi saranno destinati al Comitato Nazionale degli Orfani di Guerra. La costituzione della Confederazione per gli orfani di guerra era avvenuta il 15 aprile 1916 e nello Statuto redatto in quella stessa giornata veniva reso chiaro come lo scopo dell’Associazione, che si definiva apolitica, fosse quello di “assistere e tutelare” tutti quei ragazzi rimasti senza padre a causa del conflitto.

 

La cronaca fotografica, documentata in particolare da tre album, inizia da Bassano e prosegue verso Gorizia dove le salme, dopo aver ricevuto gli omaggi della popolazione nella Camera ardente, partono verso Aquileia; qui già dalle prime ore della mattina del 28 ottobre 1921 una folla rispettosa e silenziosa si raduna nel piazzale della Basilica in attesa dell’arrivo dei resti mortali degli undici soldati. Tra le diverse rappresentanze politiche e militari presenti per prendere parte alla funzione religiosa ci sono anche Emanuele Filiberto di Savoia Duca d’Aosta e il Ministro della guerra Luigi Gasparotto.

 

Una volta giunte nel piazzale le undici salme vengono disposte davanti l’altare all’interno della Basilica gremita di persone; al termine della messa e della benedizione delle bare da parte del Vescovo di Trieste, Angelo Bartolomasi, arriva il momento tanto atteso, quello della scelta del Milite ignoto. La persona selezionata per questo sacro e doveroso compito è la signora Maria Bergamas, di Gradisca d’Isonzo, madre di Antonio Bergamas, sottotenente del 138° reggimento della brigata Barletta. Il figlio, volontario irredentista che disertò l’esercito austroungarico per unirsi a quello italiano, morì in combattimento nei pressi del Monte Cimone il 18 giugno 1916, senza che il suo corpo fosse mai identificato.

 

La donna, sorretta inizialmente da quattro soldati decorati, si inginocchia prima in preghiera, poi passa tra le bare allineate e una volta arrivata all’altezza della penultima emette un urlo di dolore cadendo prostrata e abbracciando il feretro. In quel momento un sentimento di commozione collettiva pervade l’intera Basilica di Aquileia espandendosi anche all’esterno dove partono i primi colpi a salve mentre la banda della Brigata Sassari esegue “La canzone del Piave” di E.A. Mario, pseudonimo di Giovanni Ermete Gaeta, composta nell'estate del 1918 quando le sorti della guerra apparivano ormai definitivamente volgere a favore dell’esercito italiano.

 

Dopo la scelta di Bergamas la salma viene deposta in una cassa di zinco preparata appositamente per l’occasione e nel primo pomeriggio il sarcofago del Milite ignoto , simbolo dei seicentocinquantamila soldati italiani caduti in guerra, caricato su un affusto di cannone a bordo di una carrozza-feretro trainata da cavalli addobbati a lutto. Un corteo formato da autorità politiche, rappresentanze militari e associazioni di reduci, madri e mogli che hanno perso i propri cari in guerra, seguono il feretro fino alla stazione ferroviaria di Aquileia dove la salma viene sistemata sul pianale di un vagone speciale realizzato dall’architetto triestino Guido Cirilli.

 

La mattina seguente, davanti una folla numerosa e commossa, ha inizio il lungo viaggio del Milite ignoto verso la capitale. A viaggiare a bordo del treno vi è una scorta d'onore e di vigilanza composta da autorità militari e politiche, due madri, due vedove di caduti, due mutilati, trenta soldati addetti alla sorveglianza dei vagoni e un ufficiale medico. Il convoglio a vapore, composto da quattordici carri destinati alla raccolta delle corone di fiori offerte dalla popolazione durante le fermate nelle stazioni di transito, percorre a velocità moderata l’itinerario dettagliato prestabilito dalla circolare diramata dal Ministero della Guerra il 30 settembre 1921. Le stazioni dove il treno effettua le fermate sono quelle di: Udine, Treviso, Conegliano, Pasiano-Schiavonetto, Ponte di Mestre, Venezia, Codroipo, Montegrotto, Padova, Rovigo, Ferrara, Cortona, Castiglione del Lago, Bologna, Pracchia, Pistoia, Prato, Firenze, Arezzo, Chiusi, Orvieto e Orte.

La documentazione fotografica mostra sia i luoghi attraversati dal convoglio speciale sia quelli in cui si sono svolte funzioni commemorative.

 

A gremire i bordi della linea ferroviaria durante il trasporto della salma vi sono persone di ogni età e ceto sociale che al passaggio della locomotiva compiono gesti spontanei per rendere i propri omaggi ai resti mortali del soldato: c’è chi prega in ginocchio, chi rimane in silenzio, chi lancia fiori, chi sventola bandiere e vessilli tricolore. In ogni stazione dove il convoglio si ferma lungo il tragitto si svolgono scene simili: in un tripudio di commozione generale, la folla si accalca vicino al vagone tentando in ogni modo di toccare il feretro mentre le autorità militari rendono omaggio al Milite intonando la Canzone del Piave, l’unico brano che il Ministero della Guerra ha concesso di eseguire al passaggio del convoglio.

Qualsiasi discorso, infatti, è stato vietato e, allo stesso tempo, viene chiesto alla popolazione di mantenere un rigoroso silenzio in segno di rispetto per il caduto. Spiccano, più che mai in questi momenti, le figure delle madri italiane che piangono in modo dignitoso la scomparsa dei loro figli consapevoli di averli donati per una giusta causa alla Patria, sacrificando la cosa a loro più cara per il bene collettivo.

 

Dopo l’ultima sosta notturna del convoglio nella stazione di Portonaccio, la mattina del 2 novembre, alle ore nove, il treno arriva alla stazione Termini di Roma dove ad accoglierlo vi sono il sovrano Vittorio Emanuele III con la famiglia Reale al gran completo, le più alte cariche politiche e militari dello Stato, una variegata schiera di reggimenti che sventolano le proprie bandiere e, infine, la popolazione civile accorsa in massa sul luogo.

 

Fine seconda parte.

Continuazione di "La cerimonia del Milite ignoto: le operazioni di esumazione delle salme"

 

Fonti:

Emilio Franzina, La storia (quasi vera) del Milite Ignoto, Roma, Donzelli, 2014.

Bruno Tobia, L’Altare della Patria, Bologna, il Mulino, 1998.

Marco Pizzo, Emanuele Martinez, 4 novembre 1921-4 novembre 2011. Il Milite Ignoto da Aquileia a Roma, Roma, Gangemi Editore 2011.

 


Sul web:


Lorenzo Cadeddu, La leggenda del Milite ignoto, dal sito Associazione Nazionale Polizia di Stato (ANPS) - Sezione di Arezzo
URL: https://www.anpsarezzo.it/onori-al-milite-ignoto/

Consultato il 15 novembre 2020

 

A questo approfondimento sulla storia del Milite Ignoto in Italia faranno seguito altri 3 articoli sul tema che verranno pubblicati nella bacheca di 14-18.it nel corso del 2021, anno in cui ricorreranno i 100 anni dagli eventi descritti.